Martedì 27 marzo alle ore 17:30
BIBLIOTECA VALLICELLIANA
Piazza della Chiesa Nuova, 18 – Sala Borromini
Roma
ROSSO DA CAMERA
(PAROLA CARNALE, PAROLA SENSUALE)
Antologia a cura di Letizia Leone
con poesie di
Tomaso Binga, Jolanda Insana, Serena Maffia, Dacia Maraini,
Cetta Petrollo, Gabriella Sica, Patrizia Valduga
Incontri poetici V Edizione – AA.VV.
www.giulioperroneditore.it
LIBERO
Libero, finalmente,
la faccia che sfida l’aria
come bandiera di felicità,
percepiresti, ansioso di vita,
la chiara orma azzurra,
dove arrancano nuvole,
libero, ascolteresti
tutte le note d’una melodia
risparmiata dalla noia
di cervelli andati in fumo,
conosceresti il dolce gusto
che reca alla tua bocca
straordinarie passioni,
strade abbondanti
di semplici umani odori
t’accoglierebbero
per farsi esplorare
lungo percorsi sicuri
nel quale il confine
non sia già tracciato,
per costringerti, come qui,
uno schiavo qualunque.
(dalla raccolta Fermenti 2004)
La responsabilità
Ai giovani è concesso avere degli ideali, seppur sbagliati, seppure innarrivabili, fuori misura, ma a tutti gli altri rimane la RESPONSABILITA’.
Di vivere, soprttutto.
Piccione all’orizzonte (tradotto liberamente)
Elton John, Bernie Taupin 1969 © 1969 Dick James Music Limited
Liberami dalle tue mani, lasciami volare verso terre lontane
Oltre i verdi campi, gli alberi e le montagne,
Oltre i fiori e le cascate della foresta,
La mia casa si trova lungo i sentieri del cielo
Perché questa stanza buia e solitaria
Proietta ombre nell’oscurità
Ed i miei occhi sono specchi del mondo fuori
Che pensano in che modo Il vento possa mutare direzione
E queste ombre grigie diventano porpora
Come un piccione all’orizzonte, che sogna l’aria aperta
E aspetta il giorno per spiegare le ali e volare via di nuovo,
Vola via, piccione all’orizzonte, vola verso i sogni che ti sei lasciato dietro,
Lasciami svegliare la mattina con l’odore del fieno appena falciato
Ridere e piangere, vivere e morire nello splendore della mia giornata
Voglio sentir suonare le campane di chiese lontane,
Ma più di tutto liberami da questo doloroso collare di metallo
E apri questa gabbia davanti al sole
Il peso della rete
Trovo la vita ai tempi di Internet è alquanto difficile e, soprattutto, alienante più di qualsiasi altra solitudine. In effetti spesso mi sono sentita piccola e inadeguata di fronte all’ingombro di altri esseri umani, a parer mio, sempre più sicuri, intelligenti, belli e vivi di me.
Però, quasi sempre e con molta fatica, sono riuscita in qualche modo a trovare il mio posto (seppure su uno strapuntino) nelle piccole comunità che ci circondano generalmente: la classe, gli amici, l’ufficio, i parenti, ecc, ecc.
Ma con Internet non ce la faccio, questo è in assoluto il posto (se così si può chiamare) dove mi sento veramente persa, questa è la comunità che maggiormente ci racconta il peso dell’isolamento.
Qui, milioni di anime ci circondano, ma non dolcemente e con comprensione, ci svolazzano intorno, sopra, sotto, veloci, disattente, sembrano sul punto di abbracciarci, ma poi, un attimo dopo, sono andate… Si potrebbe illustrare la Rete con piccole entità biancastre che su un fondo scuro e indistinto si muovono senza posa e (spesso) senza meta… Un Paradiso, insomma, ma anche l’Inferno.
Il mio carnevale
SARABANDA
Viva il sole che riscalda, viva l’acqua che disseta,
viva il freddo, viva il gelo, viva il mare e le montagne,
viva il giorno, viva il mese, viva Pasqua e Capodanno,
viva il fuoco ed il deserto, viva i nembi,viva i cirri,
viva il sangue da macello, viva il golpe militare,
la fontana del paese ed il canto degli uccelli,
viva la pornografia, viva l’anima dannata, le poltrone di velluto,
viva l’uovo e la gallina, viva il sabba delle streghe,
viva i sogni in tecnicolor e l’amore in bianco e nero,
viva il cigno nello stagno, viva il gatto sotto il pero,
viva i tasti del computer, il monocolo del nonno,
viva il teschio di Amleto, viva il polpo, viva il tonno,
viva l’intellettuale, il giornale del mattino,
Il corriere della sera e la marcia trionfale,
viva l’Organizzazione, viva il Cielo e il Paradiso
Viva il latte a colazione, viva Dante e Monna Lisa,
viva il ponte di sei giorni, viva il genio, viva l’Oscar
viva il mondo e l’universo, viva Atlante sotto ad esso.
(Dolce e Amaro ed Libroitaliano 2000)
STANCA POLITICA
Amore e morte vedo uniti
e pace resta solo in sogno ormai!
Quando sveglia al mattino spero solo
che venga presto notte a riposarmi ancora,
non credo di poter far tutto quello che
la vita s’aspetta infaticabile da me.
Stare in piedi e pensare è peso grave
sotto il quale vacillo ed ho paura.
Stanca mi siedo dentro me stessa,
poi m’allontano per affrontare il mondo.
Cupo destino, segnato ormai senza sconti,
non mi farà tornare indietro.
E proseguire è peggio sulle scale della vita
che rimangono in gran parte da fare
per chissà quanti piani di vergogna,
fin lassù, in cima a una tristezza infinita.
Come uscir da sott’acqua a respirare,
non vedo il ciel, né il Sol dell’Avvenire
che spento si è senza rimedio
e più non fa pulsare i cuori
per l’emozione di un mondo migliore.
(da Dolce e amaro ed Libroitaliano 2000)
preparando la mano grande
Uomini
Singolari creature del subconscio,
fantasmi poliedrici di speranze inesistenti,
uscite alla luce del vero, del reale sopruso umano
“Nascemmo in centomila condannati alla vita
e nelle strette celle di cemento ci oppresse il caldo.
Cominciammo a parlare con un’unica lingua
e impazzimmo per il chiasso, dicendo le stesse parole.
Tutti amammo la sola donna traviata
e lottammo coi denti per poterla possedere.
Insieme combattemmo nella stessa battaglia
e sguazzando nel sangue divenimmo bestie affamate,
enormi ammassi d’anime insensibili,
martiri spergiuri e orgogliosi di pusillanimi vitalità…
E voi, mostri idioti della mente,
prendeteci tutti tra le vostre fauci,
custodite in voi le nostre essenze,
dirigete la nostra natura fuorviata,
parlateci di sorti ingloriose e di gloriosi eccidi,
calpestateci con i nostri mostruosi manufatti d’acciaio,
bruciateci in massa con enormi spirali di fuoco,
per odio se credete, per amore se volete…
Per amore di giustizia verso chi non seppe sollevarsi tanto in alto
da toccare il cielo con un solo balzo,
ma rimase a strisciare sulla terra, per anni ed anni, come un verme.
Senza capire.


